Hackers & Painters -- Big ideas from the computer age

domenica, 25 maggio 2008 16.08 by Marco Bellinaso

Hackers & Painters è una collezione di saggi scritti dal famoso Paul Graham, prima co-fondatore di Viaweb (l'azienda che è poi stata acquisita da Yahoo diventando Yahoo! Store) e poi co-fondatore di Y Combinator (azienda che finanzia e aiuta a crescere startup tecnologiche e web-based nelle fasi iniziali di vita). Se non lo conoscete, vi consiglio caldamente di fare un salto sul suo sito, dove potrete trovare decine di ottimi saggi liberamente disponibili.

In questo libro scrive di argomenti tipo:
1) Perchè i nerd sono impopolari al liceo, e invece più tardi hanno successo nel lavoro
2) Hacker e pittori: gli hacker sono "gente che fa", come i pittori, gli architetti o gli scrittori
3) Pensare al di fuori del coro, proporre teorie originali anche se "eretiche"
4) Vincere rompendo le regole
5) Le potenzialità del software/servizi web-based contro i software desktop
6) Come fare fortuna! (risposta: crea la tua startup e lavoraci come un pazzo)
7) Come battere la concorrenza: essere sopra la media
8) I linguaggi di programmazione: perchè diventano popolari, come scegliere il proprio, a cosa dare importanza, il linguaggio "da sogno"
9) Design contro Ricerca: la ricerca deve essere nuova; il design deve essere buono
10) Come sconfiggere lo spam

Il messaggio di fondo che pervade un po' tutto il libro è: per avere successo devi darti da fare, lavorare 10 volte meglio dell'impiegato medio, non avere preconcetti e non aver paura a pensare in maniera diversa rispetto agli altri o a prendere decisioni inusuali, pensare a cosa vuole l'utente, creare prototipi delle proprie idee da far vedere ed evolvere, ecc. ecc. Magari non è niente di sconvolgente, ma di sicuro lo racconta molto bene, con osservazioni e storie provenienti dall'esperienza sul campo (come la scelta di Lisp per creare il suo software di commercio elettronico, che gli ha permesso di essere infinitamente più veloce dei concorrenti che usavano Perl e C su costosi ambienti Sun). Come "bonus" ci sono anche un sacco di curiosi paralleli e confronti con il mondo dell'arte (Paul ha studiato arte a Firenze, dopo il dottorato in Informatica ad Harvard!), filosofia, ed eventi storici.

Unica nota un po' negativa è che alcune argomentazioni a volte possono sembrare un po' troppo forti e arroganti, e un po' troppo pro-USA...cosa che potrebbe forse infastidire qualcuno...ma nel complesso la lettura è molto scorrevole, piacevole, informativa, e anche ispirante. Una lettura consigliata insomma!

P.S: una preview del libro è liberamente accessibile su Google Books.

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Esplorando la programmazione per iPhone

domenica, 18 maggio 2008 11.01 by Marco Bellinaso

Qualche sera fa ho partecipato ad un interessante e piacevole incontro con gli amici Andrea, Eugenio ed Elia; il tema: programmare per iPhone! Eh si, l'ho comprato principalmente spinto dalla curiosità di esplorare almeno un po' le sue potenzialità come piattaforma applicativa, e un po' alla volta sto vedendo le basi della programmazione con Cocoa Touch in XCode. Devo dire che è tutto un altro mondo rispetto allo sviluppo con .NET, ma l'impressione è che una volta fatta la mano non sia una cosa così terribile ;). Andrea fortunatamente è un grande esperto di Mac OSX e quindi ha promesso di darci una mano (anche se qualcosa mi suggerisce che nei prossimi tempi sarà parecchio impegnato su nuovi e più importanti progetti... Andrea, congratulazioni per la nascita di Valentina!).


La nostra attrezzatura: 1 MacBook Air, 2 MacBook, 1 MacBook Pro, 3 iPhone, 1 iPod Touch

Per il momento chiudo segnalando un ottimo sito per chi avesse qualche curiosità su questo mondo, iPhoneDevCentral.org: si tratta di una collezione (costantemente in crescita) di screencast sullo sviluppo per il dispositivo di casa Apple. I video sono parecchio "alla buona", ma raggiungono bene lo scopo di mostrare concretamente almeno i passi fondamentali necessari ad iniziare i propri esperimenti.

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I vantaggi di iPhone come piattaforma applicativa

mercoledì, 19 marzo 2008 10.15 by Marco Bellinaso

Quando il 29 giugno 2007 è uscito nei negozi americani l'iPhone di Apple, a seguito dell'annuncio ufficiale di Steve Jobs alla WWDC, sono stato uno di quelli che ha minimizzato alla grande l'evento non mostrando un minimo di interesse. E per cosa mi sarei dovuto emozionare poi? Un device bloccato sui network americani, senza UMTS, ma soprattutto senza possibilità di scrivere o installare applicazioni aggiuntive! Insomma un cellulare non smart, con solo un ottimo touchscreen...che ci faccio?

Qualcosa, anzi più di qualcosa, è cambiato però il 6 marzo 2008 quando sempre Jobs ha presentato l'SDK per sviluppare applicazioni native (contro lo sviluppo di mini-siti web specializzati per iPhone, come era possibile fare sino a quel momento). Il piano era già chiaro ad ottobre 2007, ma erano solo parole...subito dopo l'ultimo annuncio invece è stato reso live l'iPhone Dev Center, dove scaricare l'SDK (2,1GB), centinaia di pagine di documentazione (sul linguaggio Objective-C, il framework Cocoa per Mac OSX e Cocoa Touch per iPhone e iPod Touch), vari esempi di codice, video, FAQ ecc. Insomma è stato un grande lancio, con un supporto ai livelli delle nostre tecnologie di casa Microsoft. Entro 4 giorni dal rilascio sono stati contati più di 100.000 download. Niente male, per un dispositivo che per ora ha una distribuzione tutt'altro che globale, no?

Ma perchè è così interessante per uno sviluppatore la prospettiva di poter creare software per l'iPhone? Ci sono vari motivi, legati tra loro:

1) Uniformità delle feature nei device di destinazione: quando si decide di sviluppare per l'iPhone si sa benissimo quali sono le caratteristiche del 100% dei dispositivi sul quale girerà il proprio software: c'è una fotocamera, un display con una ben determinata risoluzione, un accelerometro triassiale, un display con multitoch ecc. ecc. Essere sicuri che tutta questa roba sia presente, e funzioni esattamente allo stesso modo ovunque, dà una certa tranquillità, eccome! E' vero che la varietà dei device presente nel mondo Windows Mobile e Symbian garantisce una più veloce evoluzione, concorrenza e prezzi migliori...ma è anche vero che uno sviluppatore deve spesso fare i salti mortali per gestire i casi in cui un utente abbia una risoluzione diversa da quella usata per lo sviluppo, abbia una fotocamera con risoluzione minore che non garantisce la stessa qualità, abbia una CPU più lenta, abbia un display con colori meno forti che al sole risulta illeggibile, non sia fornito di questa o quell'altra funzionalità ecc. Apple dà una sola scelta (scegliere tra 4 e 8GB non la considero una gran scelta...), ma è quanto basta al suo target, ed è una scelta che rende la vita molto più facile per chi scrive applicazioni.

2) Feature interessanti: avere a disposizione un accelerometro triassiale, un display multitouch e un dispositivo di geolocalizzazione basato su wi-fi spot e cell towers apre le porte a tutta una serie di applicazioni interessanti impossibili da creare su altri device, perlomeno non senza aggiungere aggeggi esterni.

3) Framework completo preinstallato: Cocoa Tourch e il resto dello stack applicativo (compreso SQLite per la gestione di dati su DB) è quello che ha usato anche Apple per lo sviluppo degli applicativi forniti di default...e quindi trovate già tutto installato, su tutti i dispositivi. Questo vuol dire meno problemi per il deployment, e creazione di pacchetti il più piccolo possibili. Il framework fornito vi permette di usare facilmente tutte le varie funzionalità del dispositivo (contatti, fotocamera ecc.), e di gestire gli eventi di movimento, posizione cambiata, pressione con più dita ecc. Se pensate a Window Mobile, solo recentemente sono state introdotte le classi per integrarsi con gli applicativi PIM di sistema....prima bisognava ricorrere a librerie di terze parti (da installare) o a funzioni di basso livello. Di nuovo, il problema delle librerie esterne poi è che non si ha mai la garanzia che funzionino perfettamente su tutti i device.

4) Mercato ampio: entro fine anno Apple intende arrivare a 10 milioni di device venduti. Che poi ci riesca è un altro discorso, ma se si sbagliano probabilmente non si sbaglieranno di molto. Tra l'altro, gli basterebbe accelerare l'immissione nel mercato globale. Per ora in Europa l'iPhone si trova solo in Inghilterra, Germania, Francia, Austria e Irlanda. Si parla da molto del rilascio in Italia, che sembra sempre stia per arrivare a giorni, ma per ora niente. Comunque certamente numeri di tutto rispetto per un device che a fine anno avrà solo un anno e mezzo di esistenza.

5) Semplicità di deployment: la distribuzione (a pagamento o meno) del software di terze parti avverrà esclusivamente (volendo restare nell'ufficialità) via App Store di Apple, ovviamente integrato sull'iPhone / iPod Touch. Ci sarà una sezione software dalla quale cercare ciò che ci interessa, comprarlo o scaricarlo, e averlo automaticamente installato. La facilità d'uso dovrebbe in teoria essere altissima; sia per l'utente finale che per lo sviluppatore, che non si dovrà preoccupare di installazioni. Ma non si dovrà neanche preoccupare di crearsi un sito per la vendita e del relativo marketing di base; mettendo il proprio software su App Store questo sarà facilmente accessibile a tutti i fruitori del servizio (ovviamente immagino sarà comunque possibile avere spazi più di rilievo nello store, comparire nella homepage o in cima ai risultati di una categoria ecc.). Certo, l'utilizzo dell'App Store costa 99$ (anche se intendete distribuire applicazioni gratuite) e Apple si tiene il 30% della somma pagata dai clienti (per costi di gestione, hosting, banda...e anche per guadagnarci qualcosa ovviamente)...ma del resto qualsiasi distributore vi fa pagare una cospicua percentuale (anche 40%), senza offrirvi la strettissima integrazione con il dispositivo target, l'autoinstallazione, una così grande visibilità ecc.

6) Mercato vergine: l'SDK nativo è attualmente in beta, e l'App Store dovrebbe venire aperto per le applicazione di terze parti a giugno. Sebbene attualmente esistano già parecchie applicazioncine sviluppate con "metodi alternativi", solo quando la distrubuzione sarà ufficiale e supportata il mercato sarà interessante. Non essendo ancora arrivati a quel momento, non ci sono per ora leader nelle varie categorie (utility per far questo e quello, giochini di un certo ecc.) - dato l'altissimo numero di donwload dell'SDK è facile supporre che saranno tantissime le applicazioni lanciate non appena sarà possibile farlo...ma comunque i concorrenti saranno sicuramente meno rispetto a piattaforme esistenti da molti anni. Di sicuro si tratta di un mercato interessante per chi sviluppa e intende trovarsi una sua nicchia.

7) Interesse dei finanziatori: è stato creato un fondo (coerentemente chiamato iFund...) di 100 milioni di dollari, per finanziare applicazioni che vengano ritenute "degne". Anche se immagino che alla fine saranno destinati ad aziende con un certo nome e con progetti piuttosto grossi e impegnativi, e difficilmente allo sviluppatore hobbysta con un progettino per divertirsi, questo perlomeno dimostra l'interesse che gira attorno a questo nuovo mercato. 

8) Semplicità di sviluppo: è molto difficile raggiungere la semplicità di sviluppo offerta dai tool di sviluppo Microsoft, ma comunque Apple ha un suo IDE (XCode) già installato con OSX, e l'SDK dell'iPhone aggiunge una serie di template di progetto e un emulatore (velocissimo) del dispositivo. XCode è ancora lontano da VS, ma comunque offre un designer di UI (per iPhone questo deve ancora arrivare, ma dicono che ci sarà con l'SDK definitivo...per ora la UI deve essere scritta a manina), un debugger, integrazione con un source manager, un designer di classi e altre cosette. Non è male, e comunque è meglio di quello che c'è per altri ambienti (questa l'ho solo sentita dire però...). La documentazione, gli esempi, i video e tutto il materiale di supporto completano il quadro. Certo non si trovano i centomila libri e guide non-ufficiali, ma...non è male :-)

Questo è quanto mi è venuto in mente finora...e mi pare non sia poco! Sembra che Apple stia veramente puntando sugli sviluppatori, e sembra che questi si stiano dimostrando interessati. Presto cominceremo a vedere cosa ne verrà fuori.

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Installare Linux Ubuntu su Windows o Mac OS X, in 5 minuti

giovedì, 6 marzo 2008 11.02 by Marco Bellinaso

Anche se usate regolarmente e con soddisfazione Windows per lavorare, giocare, navigare ecc. ecc., avere un'installazione Linux può essere comodo per vari motivi. I primi che mi vengono in mente sono:

  • Testare i propri siti su altri browser: FireFox per Win ha comportamenti un po' diversi da FireFox per Mac, quindi non mi fido più di nulla...
  • Testare una applicazione .NET su Mono
  • Usare un software (grafica, editing audio, source version, project management ecc.) open-source che non trovate per Windows se non a pagamento
  • Usare un servizio open-source sviluppato su Linux...che funzionerebbe anche in Windows, ma solo dopo aver installato Pyton, MySQL, Apache ecc. ecc. Dato che questi pacchetti, e i software che li usano, sono fatti principalmente per Linux, forse tanto vale eseguire la loro installazione "nativa"...
  • Studiate Informatica all'università e Linux vi serve e basta...
  • Siete semplicemente curiosi di vedere come funziona un SO alternativo a Windows e capirne pregi e debolezze...in modo da parlare con cognizione di causa quando vi trovate in una discussione "Win vs. Linux" o "OSX vs. Linux". 

Stabilito quindi che installarsi una copia di Linux può avere un senso, avete fondamentalmente 3 strade: (1) lo installate in una partizione dedicata e configurate un dual boot (2) installate da zero una virtual machine (3) usate una virtual machine già pronta!

Per chi scegliesse la strada (2), un'ottima guida passo-per-passo la trovate qui. Se invece siete pigri (o più semplicemente non ve ne frega nulla di sperimentare anche il wizard di installazione, ma volete subito andare al sodo), è possibile scaricare un'immagine di Ubuntu da far girare tramite VMWare Player (distribuito gratuitamente per Windows...per Mac dovrete invece comprare VMWare Parallels) ed essere pronti appena finito il download.

Io ho scaricato l'immagine di un disco con installata l'ultima versione (7.10) di Ubuntu Workstation (pesa circa 750 MB zippati), ma altre immagini sono disponibili per altre versioni, comprese quelle server. Una volta estratti i file dallo zip, basta fare doppio click sul file Ubuntu-7.10-desktop-i386.vmx. Il risultato lo vedete di seguito:

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Cooliris Previews: preview immediata dei link in FireFox

martedì, 4 marzo 2008 11.12 by Marco Bellinaso

Dopo l'ottima PicLens è ora il momento di un'altra estensione per FireFox sviluppata dal Cooliris Team. Si tratta di Cooliris Previews, il cui scopo è aprire i link presenti sulla pagina all'interno di un popup (di dimensione configurabili) all'interno della pagina stessa, in modo da fornirne una preview immediata. Di default il popup viene aperto al passaggio del puntatore del mouse sopra l'iconcina con la lente che Previews mostra quando si passa sopra un qualsiasi link:

 

(il rettangolo rosso attorno all'icona è stato aggiunto da me) Il popup che si apre in realtà non offre solo una preview, ma carica effettivamente la pagina linkata, permettendo di leggerla nella sua interezza e di navigarla seguendo i link interni come si farebbe normalmente. Se la pagina dovesse risultare interessante sarà poi possibile aprirla in un tab dedicato di primo livello (in modo da poterla leggere più agevolmente, o di eseguire su di essa uno dei vari comandi del browser [stampa, ricerca di testo ecc.]) tramite uno dei bottoni presenti sulla toolbar della finestra di popup:

All'uscita del cursore del mouse dall'area del popup questo verrà chiuso automaticamente. L'estensione è configurabile e permette di specificare, tra le altre cose, se il popup deve essere aperto al passaggio del cursore sopra l'iconcina di Previews, al passaggio sopra il link stesso, al click dell'iconcina o del link.

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Cercare foto sul web con PicLens per FireFox, IE e Safari

venerdì, 22 febbraio 2008 14.02 by Marco Bellinaso

L'ho scoperta da poco e già non ne posso più fare a meno. Si tratta di PicLens, un'estensione gratuita per FireFox, IE e Safari che trasforma il browser in un eccezionale motore di ricerca e visualizzatore di foto. Una volta installata, passando il puntatore del mouse sopra una foto visualizzata da uno dei siti abilitati (Google, Flickr, Picasa, DeviantArt, Smugmug, Photbucket, FaceBook, FaceBook e tantissimi altri) apparirà una iconcina a forma di tasto Play (es: la foto centrale nello screenshot parziale della Google search mostrata qui sotto)

Premendo l'iconcina si entra  in modalità full-screen in PicLens, che mostrerà una sfilza di immagini prese dal sito che si stava visitando, ovviamente contestualizzate alla foto cliccata. La cosa affascinante è che trascinando una bella scrollbar presente sul fondo dello schermo la striscia di foto scorre orizzontalmente, in prospettiva 3D, mostrando le foto successive (o le precedenti, a seconda della direzione dello scrolling).

Su siti con milioni di foto come quelle elencati sopra si possono scorrere foto praticamente all'infinito, in maniera veramente attraente e veloce. Immagino che l'estensione scarichi e metta in cache le foto successive a quelle mostrare di volta in volta, perchè la visualizzazione della striscia aggiornata è veramente immediata. Quindi effetto gradevolissimo, ma anche ottima funzionalità pratica. E' poi ovviamente possibile zoomare una foto tramite singolo click, o ingrandirla a tutto schermo tramite doppio click.

 

Quando la foto è in modalità full-screen è anche possibile attivare la modalità slideshow automatica, oppure cliccare il link in alto a sinistra per andare alla pagina sorgente della foto. Veramente un'estensione consigliatissima, andate a provarla! 

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FireFox promosso a browser di default

mercoledì, 20 febbraio 2008 11.00 by Marco Bellinaso

Fino a oggi Internet Explorer 7 è stato il mio browser di default, quello che usavo il 90% del tempo. Certo, usavo comunque anche FireFox e Safari per verificare che i miei siti web fossero renderizzati adeguatamente su tutti i browser, ma IE era la mia scelta per la normale navigazione quotidiana, la ricerca e la documentazione professionale. Ma la mia personale classifica di gradimento dei borwser è cambiata un po' alla volta,  fino ad arrivare alla decisione di impostare FireFox come browser di default, e di usare IE7 esclusivamente per i test di rendering.

Forse ho aspettato fino a questo momento per affetto e fedeltà verso i prodotti Microsoft, ma alla fine è la produttività che deve guidare le mie scelte tecnologiche, e IE semplicemente non mi offre quello di cui ho bisogno: stabilità. Quando navigo sono abituato ad avere aperti almeno 10-15 tab, per documenti che apro via via che leggo un articolo, blog, o i risultati di una ricerca. Purtroppo capita almeno 1-2 volte al giorno che IE crasha o si freeza completamente, costringendomi a terminare brutalmente il processo. Ovviamente i tab aperti vanno persi, perchè quasi mai IE riesce a ristabilire la sessione precedente. Il risultato è che ogni volta devo perdere 10-15 minuti per ritrovare nella storia le pagine aperte in precedenza e non ancora lette (il tempo varia da quanto bene mi ricordo il numero e titoli delle pagine che avevo nei tab). Una vera seccatura. Quando poi IE mi dice che è stato il player Flash a causare il problema, mi viene da chiedermi (forse ingenuamente, vista la mia ignoranza degli internals di IE): "ma se un plug-in o un'estensione va in crash, possibile che tutto il processo host debba crashare???". Perchè questi crash capitano molto meno spesso in FireFox, a parità di numero e contenuto di tab aperti? Perchè FireFox in caso di crash riesce a riavviarsi automaticamente riaprendo tutti i tab che avevo aperti (rendendo decisamente sopportabile il crash)?

Il motivo è tutto qui, semplice e banale ma decisamente concreto direi. Nessun ridicolo tentativo di atteggiarsi ad esperto anticonformista anti-Microsoft (tentativo e desiderio tristemente diffuso), solo pragmatismo.

A parte la stabilità, devo comunque dire che l'enorme quantità di temi, plugin ed estensioni disponibili non può che essere affascinante ed interessante. Ad esempio posso usare FireFox facendolo però apparire come IE7 su Vista in (quasi) tutto tramite il tema Vista-aero. O magari posso farlo sembrare Safari su Leopard, senza però dover sopportare tutti i problemi del browser di Apple. Ci sono poi estensioni per tutti i gusti, alcune delle quali, una volta scoperte, diventeranno una specie di droga per chi sviluppa per il web; provate ad esempio FireBug, Web Developer o YSlow. Anche per non-dev ce ne sono di bellissimi, e sicuramente nei prossimi tempi scriverò qualche mini-recensione di quelli che mi piaceranno maggiormente.

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Criptare i propri dati sensibili con TrueCrypt

sabato, 16 febbraio 2008 20.22 by Marco Bellinaso

Probabilmente molti di voi si saranno chiesti almeno una volta come sia possibile proteggere file e dati sensibili salvati nel proprio notebook nel caso questo venga smarrito o rubato. BitLocker Drive Encryption è una tecnologia che Microsoft ha introdotto con Windows Vista, che permette di criptare un'intera unità disco (o meglio, cripta un intero volume logico...ce ne potrebbero essere di multipli sullo stesso drive). La chiave per la decodifica può essere salvata su un particolare chip (eventualmente inserito dal produttore nel PC) chiamato TPM (Trusted Platform Module) oppure su drive/chiavetta USB esterno. Per poter funzionare BitLocker ha bisogno di un volume non criptato da cui fare il boot, e il volume criptato dove è installato Vista. Tutto molto interessante; purtroppo però BitLocker è incluso solo con Vista Ultimate ed Enterprise...addirittura i possessori della molto diffusa Business restano esclusi. Per ulteriori informazioni su BitLocker potete fare riferimento a questa pagina, o a quest'altra.

TrueCrypt invece è un tool open-source e cross-platform (esistono versioni per Windows, Mac OS X e Linux) che permette di fare le stesse cose, ma anche più. Infatti oltre ad essere in grado di criptare un intero volume (dalla versione 5.0, rilasciata proprio pochi giorni fa, può anche cifrare l'unità dove è installato il sistema operativo, ed eseguire l'autenticazione in fase di boot) può anche creare dei speciali file -- chiamati file container -- che una volta montati tramite TrueCrypt appaiono come normali unità disco in Explorer, potendo quindi essere sfogliati e usati come destinazione per copiare file, installare applicazioni ecc. Sono una sorta di drive virtuali in pratica, che però sono completamente criptati. L'operazione di decrittazione avviene solamente in memoria al momento delle lettura del file (o parte di esso) da parte dell'applicazione che lo apre.

Una funzionalità molto interessante di TrueCrypt è la possibilità di creare dei volumi nascosti: in pratica viene creato un volume dentro un altro volume gestito da TrueCrypt; ciascuno di questi due volumi ha una diversa chiave per la decrittazione, e quando si cerca di montare il file container TrueCrypt in realtà monterà il volume esterno o quello interno a seconda della chiave fornita. Questa feature potrebbe essere utile nel caso fossimo costretti a rivelare la password del file container: rivelando la password per il volume esterno (che conterrà dei file non-sensibili, lì presenti solo a testimoniare che la password era corretta e che il volume è stato montato) i dati del volume interno e nascosto resteranno al sicuro. Ok, ok, non so quanto sia probabile che qualcuno ci minacci di morte se non gli riveliamo la password del file container, quindi a meno che non lavoriate per la CIA non so quanto sia effettivamente utile questa feature...però fa figo, no? Cool

Un'altra possibilità interessante (e sicuramente più utile concretamente ai più rispetto alla precedente...) è la presenza del Traveler Mode, ovvero la possibilità di creare tramite wizard una chiavetta USB con tutto quello che serve per usare volumi cifrati: il wizard copia l'eseguibile di TrueCrypt (utilizzabile su altri PC senza bisogno di installazione), crea il file container, e opzionalmente crea anche un file autorun.inf che fa partire automaticamente TrueCrypt all'inserimento della chiavetta. Portandomi sempre dietro una chiavetta con file vari personali, questa è una funzionalità che ho molto apprezzato.

Infine faccio notare che essendo TrueCrypt disponibile per Windows, Mac e Linux, un file container creato su una piattaforma può essere successivamente essere aperto da un'altro sistema operativo. In conclusione, è un tool che non potete non provare.

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Tips & tricks per installare Windows sul Mac con Boot Camp

giovedì, 14 febbraio 2008 14.02 by Marco Bellinaso

Sebbene abbia acquistato un MacBook per la curiosità di provare OS X (oltre che per il design dell'hardware) al lavoro continuo ovviamente ad avere bisogno di Windows. Una soluzione per usare Windows (in una delle sue varie versioni) è di eseguirlo all'interno di una virtual machine (Parallels Desktop o VMWare Fusion) ospitata direttamente da OS X. Ho provato questa strada in passato con buona soddisfazione, ma non è per me la soluzione ideale perchè nel tempo mi sono costruito con Virtual PC di Microsoft una vasta serie di VM pronte e configurate per varie utilizzi, e vorrei continuare ad usare quel formato. E' vero che Paralles ha un wizard di conversione verso il suo formato, ma io voglio poter usare la stessa VM sia quando sono on-site dal cliente con il Mac, sia quando continuo il lavoro sul computer fisso di casa dove ho Virtual PC 2007 (che tra l'altro è gratuito, a differenza dei due software citati sopra).

L'altra soluzione è usare il software Boot Camp di OS X Leopard (*) per creare una partizione separata in cui installare nativamente Windows (non virtualizzato quindi). Io ho scelto questa strada proprio per poter installare Virtual PC su un Windows XP di base e riutilizzare poi tutte le mie VM già pronte. Il processo per installare nativamente Windows è veramente semplice:

1) Si lancia Boot Camp e lo si usa per definire una nuova partizione (non si deve far altro che scegliere la dimensione)
2) Si inserisce il CD di installazione di Windows
3) Si riavvia il notebook e quando richiesto si preme un tasto per fare il boot da CD
4) Dalla procedura di installazione di Windows si sceglie di formattare la nuova partizione creata da Boot Camp (io ho scelto la formattazione NTFS veloce)
5) Si procede con la copia dei file e l'installazione tradizione, come se si fosse in un normale PC
6) Terminata l'installazione, quando Windows comincia a rilevare l'hardware e a chiedere i driver, si annulla la rilevazione, si inserisce il DVD di Leopard e si lancia il setup che configurerà per bene e in maniera assolutamente automatica tutte le periferiche: scheda di rete Ethernet, Wi-fi, webcam iSight, trackpad, tastiera, display, scheda grafica ecc. ecc. Non sarà necessario far nulla se non aspettare qualche minuto!
7) L'installazione è completamente terminata; a questo punto riavviando il notebook partirà automaticamente Windows. Se durante il boot si tiene premuto il tasto Option si avrà invece la possibilità di specificare se si desidera avviare Windows o OS X

Sebbene facendo le cose per bene tutto il procedimento sia addirittura banale, vorrei dare qualche specifico suggerimento, con la speranza di risparmiare qualche ricerca su Google.

Versioni di Windows supportate

Le versioni di Windows ufficialmente supportate da Boot Camp sono XP SP2 e Vista. Io ho deciso di installare XP in quanto un po' più leggero di Vista, cosa che mi interessava particolarmente data l'intenzione di usare questa installazione solo come host per virtual machine già piuttosto pesanti. Al primo tentativo ho fatto però l'errore di pensare di poter installare XP non-SP2, e di installare l'SP2 successivamente. Sebbene l'installazione fosse andata apparentemente a buon fine, ho poi avuto un paio di blocchi del sistema che hanno richiesto un riavvio drastico, e non sono più riuscito ad installare il SP2 (mi dava errore "spazio esaurito" nonostante avessi 35GB liberi). Riprovando con un CD di XP già aggiornato con SP2 non ho invece avuto alcun tipo di problema. Per quanto riguarda altre versioni di Windows (ad es. Win2003, che serve nel mio caso) il consiglio è quello di usarle attraverso VPC2007 da XP/Vista.

Espellere il CD di Windows senza bottone hardware

Terminata l'installazione di base di Windows sarà necessario estrarre il CD di Windows e inserire il DVD di Leopard per installare tutti i driver dell'hardware di Apple. Come fare a espellere il CD dal momento che il MacBook non ha un tasto hardware direttamente sul drive, e che il tasto dedicato della tastiera non funziona prima di aver installato i driver appositi? Ovviamente basta seleziona "Eject CD" dal menu contestuale dell'unità, ma per farlo dovreste prima conoscere il "trucco" seguente per fare il right-click :-) Alternativamente basta entrare nell'unità tramite doppio click sull'icona corrispondente sul desktop, e cliccare "Eject CD" dai common task elencati sulla barra di sinistra della finestra. Ammetto con imbarazzo che ci ho perso 2-3 minuti buoni per arrivarci, essendo abituato ad usare il tasto hardware o il menu contestuale (che però non sapevo ancora come attivare). 

Come fare right-click col trackpad monotasto del Mac

In OS X Ctrl+click equivale al click col tasto destro di un normale mouse esterno. In Windows però questo non funziona. La combinazione in questo caso è molto più "originale": bisogna appoggiare due dita sul trackpad (come quando si vuole scrollare una pagina nel browser solo usando il trackpad) e poi cliccare l'unico tasto. Beh, che dire...fa veramente colpo, ma purtroppo in alcune situazioni risulta poco usabile. Quando ad esempio si vuole fare right-click su un link di una pagina web, per aprire la pagina linkata in un tab separato, un qualsiasi movimento delle due dita appoggiate sul trackpad fa scrollare la pagina spostando quindi il cursore dal link puntato, costringendoci a "mirare nuovamente" scrollando un po' su e un po' giù. Fortunatamente è disponibile un altro workaround per il right-click (spiegato subito sotto) che lascerà questa soluzione nativa solo per stupire (positivamente o negativamente...) qualche amico.

Come aggiungere un tasto AltGr alla tastiera del Mac, e usare le shortcut tipiche di Windows

La tastiera dei Mac ha un layout abbastanza diverso da quello dei PC: non c'è il tasto Canc, i vari tasti funzione Fx hanno dei significati diversi, ma soprattutto manca il tasto AltGr. Normalmente AltGr = Altr + Crtl....ad eccezione di quei software che riconoscono specificatamente AltGr per qualche operazione particolare. Ad esempio, con Virtual PC si preme AltGr+Enter per entrare/uscire dalla modalità full-screen, o AltGr+Canc per ottenere da dentro la virtual machine quello che si otterrebbe normalmente premendo Ctrl+Alt+Canc. AltGr però non esiste, e usare Ctrl+Alt+Enter non sortisce lo stesso effetto. La soluzione consiste nell'installare un key remapper come Input Remapper: dopo averlo installato è possibile mappare il tasto Apple destro su AltGr, fn+click su right-click (risolvendo quindi alla perfezione anche il problema precedente) e altro ancora. La documentazione e la stessa interfaccia utente dell'utility nominano sempre il MacBook Pro, ma io non ho avuto nessun problema pur usando un MacBook. Installazione consigliata a tutti quindi.

Rinominare la partizione di Windows, che appare come "untitled" in OS X

La partizione di Windows apparirà come dispositivo "untitled" in OS X, e il suo menu contestuale non avrà abilitato il comando per rinominarlo (almeno è così con la mia installazione, avendo scelto NTFS come file system, invece della FAT32 impostata di default). Basterà però cambiare il nome della partizione direttamente da Windows, rinominando il disco C:, e il nome aggiornato apparirà anche in OS X.

(*) Boot Camp era stato rilasciato in beta per OS X Tiger. Con il rilascio di Leopard la beta è però terminata e Boot Camp è ora disponibile solo con la nuova versione di OS X, e non come download separato.

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MacBook e MacBook Pro: valgono i soldi che costano?

venerdì, 8 febbraio 2008 11.00 by Marco Bellinaso

Nel mio precedente post "Desktop vs. notebook" dicevo come il mio attuale arsenale hardware includa un potente desktop per lavorare da casa, e un piccolo notebook non super potente ma neanche troppo costoso per lavorare presso i clienti. Il notebook che ho scelto è stato un Apple MacBook, configurato con Intel Core 2 Duo da 2.0 Ghz e 1GB di RAM (ma appena l'ho portato a casa ho fatto l'upgrade a 2GB, con due moduli che avevo nel cassetto). Ho scelto Apple principalmente perchè ero curioso di provare con mano il suo Mac OS X tanto declamato (piuttosto che dire "Windows è meglio" solo perchè uso tecnologie di sviluppo Microsoft), ma anche un po' (non lo nego) per la cura e l'aspetto dell'hardware. I 1.049€ spesi per la configurazione di base non sono poi tantissimi per soddisfare la propria curiosità, imparare ad usare un sistema operativo e del software alternativo e avere comunque un buon strumento di lavoro dal design curato. Un portatile non-Apple con caratteristiche più o meno uguali (magari con in più il masterizzatore DVD, dato che Apple credo sia l'unica a includere ancora un'unità combo masterizzatore CD / lettore DVD...e magari con scheda grafica dedicata, visto che quella integrata presente non permette neppure di installare Final Cut, il software di punta per l'editing video) costa circa 200€ in meno, ma diciamo che ne può valere tranquillamente la pena. E in effetti mi ritengo tuttora soddisfatto dell'acquisto; lo uso ovviamente con XP installato in una partizione separata (l'ho provato anche facendolo girare all'interno di OS X tramite Parallels, ma per del lavoro serio non era sufficientemente prestante), e nel tempo libero continuo a giocare un po' con il S.O. Apple (che non mi interessa commentare in questo post...magari sarà argomento di discussioni future).

Sebbene sia contento della mia scelta non posso fare a meno di considerare le politiche sui prezzi di Apple rispetto ai concorrenti, e la qualità di quello che effettivamente offre. Qualità che spesso viene impugnata dai "fanatici di Apple" come prima spiegazione per i prezzi più alti. Bene, a me personalmente è successo che tornato a casa da una settimana di vacanza nel periodo natalizio ho avuto la spiacevole sorpresa che il MacBook non trovava più la batteria, e poteva essere usato solo se attaccato alla presa elettrica. Cercando sul web si scoprono centinaia di segnalazioni di questo tipo, e una spiegazione che dice che quando la batteria si scarica "troppo" scendendo sotto una certa soglia, il Mac non la riconosce più e non la si può ricaricare...dovendo di fatto cambiarla! Come come, io non avevo mai sentito una storia di questo tipo per nessun'altro notebook! Comunque, armato di pazienza per la deludente scoperta chiamo l'assistenza per richiedere la sostituzione della batteria in garanzia. Sebbene abbia ripetuto più volte che avevo già perso ore facendo tutti i test e le verifiche come indicato sulle pagine ufficiali del sito Apple e su altri forum, ho dovuto spendere un'altra ora al telefono a fare passo per passo quello che mi diceva il tecnico...arrivando ovviamente (o meglio, per fortuna) alla conclusione che avevo diritto alla sostituzione gratuita. Mi è stato però chiesto il numero della carta di credito, perchè nel caso non avessi restituito la batteria "difettosa" mi sarebbe stato addebitato il costo della sostitutiva! Non volendo accettare questa soluzione ho deciso di andare a ritirare la batteria al più vicino centro assistenza, indicatomi dall'operatore. Mi venne anche dato il numero della pratica, in modo che presentandolo al centro assistenza avrebbero visto che la batteria era in arrivo al loro laboratorio e avrebbero potuto darmene immediatamente una delle loro, anche il giorno stesso. In teoria almeno...perchè in pratica al centro assistenza mi sentii dire che non avviene così, in nessun caso, e che loro devono aspettare che il pezzo arrivi direttamente da Apple. Risultato: ho dovuto aspettare una settimana, usando nel frattempo il Mac senza batteria. Tralasciando la perdita di tempo per le telefonate e le visite al laboratorio, nel mio caso non sono fortunatamente rimasto "a piedi", ma mi chiedo "e se si fosse bruciata la motherboard? o il monitor? o si fosse rotta la tastiera?" -- avrei dovuto perdere una settimana di lavoro, o più probabilmente mi sarei dovuto comprare al volo un notebook di emergenza al supermercato!

Quando ho chiesto "ma Apple non pensa ai professionisti?" mi è stato risposto "eh, lo sappiamo, purtroppo la nostra forma di garanzia non è delle migliori". Facciamo il confronto con la mia precedente esperienza con notebook Dell (ne ho avuti 3 negli ultimi 6 anni). I problemi con serie di hardware potenzialmente difettoso possono capitare a tutti, e infatti Dell nel 2006 richiamò ben 4,1 milioni di batteria. Lo scoprii perchè la stessa Dell mi inviò una mail che mi invitava a compilare un form online per chiedere una nuova batteria -- batteria che mi è arrivata direttamente a casa in brevissimo tempo, senza nessun costo, e senza dover restituire la batteria che avevo (che non avendo mai dato nessun problema, ho poi usato come batteria di backup nel caso in viaggio avessi bisogno di una autonomia molto estesa). Con un computer Dell inoltre non dovrete mai andare in un centro assistenza o aspettare una settimana (minimo) per cambiare un pezzo rotto; l'assistenza standard infatti include la consegna a casa vostra del pezzo (nel caso di problemi semplici per cui potete arrangiarvi) o la visita di un tecnico...il giorno successivo alla chiamata! Nel corso degli anni ho verificato varie volte come effettivamente la promessa venga mantenuta, e mi sono sempre compiaciuto di aver scelto Dell. Questo è quello che considero un servizio di assistenza per i professionisti!

I problemi alla batteria non sono gli unici difetti dei portatili Apple comunque, parecchi lamentano hard disk che muoiono, problemi alla cerniera del display o allo schermo stesso. Non sono proprio sporadiche lamentele, tanto che sono addirittura nati siti completamente dedicati all'argomento. Circa il 25% dei miei conoscenti con MacBook (Pro o meno) ha avuto bisogno di cambiare qualche pezzo...e in qualche caso non ha neppure avuto la fortuna di essere coperto dalla garanzia.

Ora, tutto questo discorso non è per denigrare il MacBook...si sa che nessun sistema è perfetto, ma almeno non vendete un prodotto ad un prezzo più alto della concorrenza adducendo come motivo la qualità elevatissima e il design. Diciamo che si tratta solo del design, e che la qualità è nella media (il che va pure bene) e siamo a posto. Poi, se magari volete acquistare quote di mercato tra i professionisti, magari migliorate un po' il servizio di assistenza...

Quanto detto finora era relativo principalmente al MacBook, il piccolo notebook rivolto ad un target non professionale (in teoria). Anche con MacBook Pro pare però che ci siano vari problemi, e da quanto ho capito il tipo di garanzia è lo stesso (1 anno di base, senza il supporto on-site). Però almeno da dei test effettuati sembra che il MBP sia davvero potente se configurato opportunamente, tanto da vincere i benchmark di esecuzione di Vista contro vari concorrenti. Stabilito quindi che il MBP è una scelta davvero ghiotta in quanto a prestazioni, facciamo qualche considerazione sul costo. Come prova, ho configurato un MacBook Pro e un Dell XPS M1530 con le stesse opzioni: CPU Intel Core 2 Due da 2,4 Ghz, 4GB di RAM a 667 Mhz, HD da 250 GB a 5.400 rpm, display da 15,4" widescreen con risoluzione 1440x900, scheda grafica nVidia GeForce 8600M GT con 256MB, 1 anno di garanzia.

Costo MacBook Pro: 3.200 €
Costo Dell XPS: 1.700 €

Una differenza di 1.500€ ? Per cosa? Forse mi sfugge qualche dettaglio, forse il MBP è più bello, ha la tastiera illuminata e il telecomandino (ma il Dell ha un lettore Blu-Ray invece del masterizzatore dual-layer, e l'assistenza on-site), ma proprio non riesco a giustificare una differenza così esagerata.

Concludendo, a meno che il budget non sia l'ultimo dei vostri problemi, prendete pure un MacBook (non Pro) se volete un bell'oggetto che vi permetta di provare anche OS X pur potendo lavorare con Windows, ma pensateci due volte (o più) prima di buttarvi sul Pro configurato al massimo.

P.S: in tutta questa analisi sono partito dal presupposto che sul notebook userete quasi esclusivamente Windows per lavoro, tenendo OS X solo per curiosità o per uso personale. E' ovvio che se invece sviluppate software per OS X, o se per lavoro usate software presenti solo per questa piattaforma, l'acquisto di un MBP diventa obbligatorio e la domanda non si pone neppure Smile. (anche se, proprio volendo...)

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